Postmodernismo

15741091712_620e1df31a_kL’inquietudine del postmodernismo non si risolve semplicemente nel trovare significati ripresi dal nostro passato. La tradizionalità che ora sembra essere un cavallo di battaglia, la cultura e il costume occidentale, vengono difesi con ansia e paura semplicemente perché noi stessi non siamo sicuri di essi. Non siamo sicuri dei nostri valori, della nostra democrazia da esportare, abbiamo paura delle nostre paure che non riusciamo a chiamare per nome e che esternalizziamo in Afghanistan, in Iraq in Iran e su di Hamas. Noi abbiamo dichiarato guerra a noi stessi dichiarando guerra al terrorismo, come dicono i teorici del postmodernismo. Lo abbiamo fatto perché non riusciamo a vivere una vita priva di qualsiasi significato. Come se l’unico modo per determinare se stessi sia lo scontro con l’Altro, e non il suo riconoscimento.

Credo nel postmodernismo come motore contemporaneo dei rapporti tra stati e tra stati e cittadini. È evidente il rally around the flag e se non around the flag per lo meno around la cultura occidentale. Questo è il declino, per l’occidente è crollato assieme al muro anche il significato della sua esistenza. E le pezze qua e là fatte da guerre finte in giro per il mondo, e guarda caso, in giro per il Terzo mondo, da esportazioni di pacchetti democratici con corriere espresso e armato, non tengono di fronte alla storia.

Credo nel postmodernismo e quindi sono costruttivista. Lo scopo ce lo scegliamo noi, non è il destino e nemmeno lo scontro che ce lo può dare, siamo noi a doverlo cercare. E non può essere la guerra preventiva, la costante difensiva davanti ad esagerate paure, non può essere combattere se stessi al di fuori di se stessi. Non so quale sia, ma so quel che mi fa star bene col mondo.

E lo perseguo.

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